La storia delle Masserie nel Salento

La frammentazione delle grandi proprietà fondiarie sviluppa unità territoriali denominate massae affidate alla conduzione dei massari, da cui masseria. Costui rilevava, mediante un contratto d’affitto l’intera azienda dall’effettivo proprietario, spesso un nobile, e si impegnava a corrispondergli metà del raccolto . Il massaro, di frequente, preferiva trasferirsi nell’agglomerato masserizio con tutta la sua famiglia e il suo alloggio era situato quasi sempre al piano superiore, accanto alle stanze dei padroni che, di tanto in tanto, si recavano nelle masserie per trascorrere qualche settimana di tranquillità.
L’impostazione presentava il motivo ricorrente del cortile centrale attorno al quale si distribuivano : l’abitazione del massaro o, occasionalmente, del proprietario fondiario; le stalle e i recinti per gli animali; le strutture destinate alla conservazione e alla lavorazione dei prodotti della terra e dell’allevamento.
Sparse in maniera uniforme sul territorio, le masserie presentavano delle differenze dal punto di vista della tipologia, infatti alle modeste costruzioni rurali si accompagnavano spesso vere e proprie strutture fortificate che contribuivano alla difesa dell’entroterra (masseria fortificata).
Dalla metà del XVIII sec. , lo sviluppo agricolo e la necessità di trarre maggiori guadagni dalla terra, spinsero i proprietari terrieri a costruire la masseria-villa o masseria-casino che si presentava come un luogo di villeggiatura per sfuggire alla calura estiva delle città.
Nell’ultimo decennio , moltissime masserie sono state recuperate per ricavare abitazioni private ma anche strutture recettive come agriturismi ed alberghi che conservano intatto il fa scino del passato.

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