Archivio di settembre 2010

Il salento in Littorina

giovedì, 30 settembre 2010

C’è un treno nel Salento che non ne vuole proprio sapere di pendolari, di porte automatiche, di aria condizionata. Sta là. Percorre gracchiante quell’enorme pianura che è la provincia di Lecce, attraversa cigolando immense distese di ulivi, puntando verso il mare azzurro di Otranto o di Leuca. Nel bene o nel male la mascotte di questa terra, una provincia che non conosce autostrade o caselli: è lui qui il baluardo della linea retta, della fermata a chiamata e del minuto tutt’altro che spaccato.

Stiamo parlando delle littorine diesel delle “Ferrovie del Sud-Est“, ferrovie in concessione risalenti al 1931, strumento essenziale un tempo ed ora pittoresco per muoversi e conoscere il Salento. La media dei viaggi su questi treni è di 50km/h, velocità perfetta per godersi l’atmosfera unica di questa terra. Mettetevi comodi e lasciatevi cullare.

Il passaggio per la Grecìa Salentina. Appena lasciata la stazione di Lecce, scendendo verso sud, la linea ferroviaria attraversa una zona di antica colonizzazione greca, la Grecìa Salentina. Attraverserete comuni ricchi di tradizioni e, perchè no, misteri, come Sternatia, Zollino, Corigliano d’Otranto, Melpignano. A Maglie, una trentina di chilometri a sud di Lecce (50 minuti in trenino), dovrete scegliere se proseguire verso Otranto o verso Marina di Leuca, il capo di Buona Speranza del Salento.

La zona Messapica. Il trenino, dopo essersi lasciato alle spalle questo nucleo di paesini, si lancia con slancio in un’altra micro-zona culturale: la zona dei Messapi. Antichissima popolazione colonizzatrice della zona (parliamo del secolo IX a.C.) ma dall’origine incerta,  potrete ammirare le ultime tracce della loro presenza a Muro Leccese, Sanarica, Poggiardo (nella sua frazione, Vaste, troviamo un interessante museo messapico). La stessa città di Otranto deve il suo nome ad “Idruntum”, antico fiume che sfociava in zona.

I due mari. Messapia significa “terra tra due mari”. Le littorine discrete dell’FSE si muovono con familiarità tra Gallipoli (mar Ionio), Leuca (l’incontro dei due mari) e Otranto (mare Adriatico). Queste zone, le più turistiche, le conoscete già. Abbiamo provato invece, nel nostro piccolo, a farvi vivere una nuova emozione, quella del viaggio come percorso e non come destinazione. Un viaggio che queste vecchie littorine, nel loro percorrere il Salento, rappresentano alla perfezione.

ARTICOLO a cura di Lucio Colavero  ( preso dal blog Toprural)

I vini del salento

giovedì, 23 settembre 2010

La tradizione vinicola salentina è antica, ma è stato in tempi recenti che il nettare degli dei qui prodotto ha fatto un salto di qualità e si è fatto conoscere in tutto il mondo: Germania, Gran Bretagna, Olanda ma anche Cina, India e Giappone. Citiamo il Selvarossa Riserva Salice Salentino DOP della Cantina Due Palme di Cellino San Marco (tre bicchieri del Gambero Rosso negli ultimi due anni), Il Leverano Doc Ross Riserva del 2005 della Cantina Vecchia Torre di Leverano (medaglia d’oro per il Vinitaly 2010), il Noatarpanaro e il Patriglione dell’Azienda Agricola Cosimo Taurino di Guagnano (il secondo è tra i Top 100 Wines of the World). Rossi notevoli, spesso con un ottimo rapporto qualità prezzo, come lo sono altrettanto i rosati. Bevande che si accompagnano al gusto della cucina locale, che vanta specialità da leccarsi i baffi come pittule (frittelle salate di pasta lievitata), pitta di patate, focacce ripiene di verdura, purea di fave con cicoria selvatica, ciceri e tria (pasta coi ceci), maccheroni di pasta fresca con cacioricotta, agnello con le patate, polpo alla pignatta, pezzetti di cavallo e turcinieddhri (involtini di agnello).

Salento in autunno

giovedì, 23 settembre 2010

Affrettatevi a partire, perché nella terra de lu sule è sì tempo di vendemmia, ma si può godere ancora del mare. Tra vini e dolci spettacolari, borghi antichi e masserie, viaggio alla scoperta di un altro volto del tacco d’Italia, genuino e rilassante
Dimenticate la movida frenetica dei mesi estivi, il pullulare di bagnanti, la musica degli stabilimenti balneari. Scordatevi il traffico sulla strada litoranea, i locali e i ristoranti pieni, i centri storici affollati dai turisti. Quello che vi portiamo a scoprire è un Salento diverso, autentico e conosciuto da pochi.
Da metà settembre a metà ottobre nella terra de lu sule è tempo di vendemmia.
Vino e non solo: non può mancare il mare, che in questo periodo dell’anno ha un fascino tutto speciale. Se il tempo lo consente da maggio inoltrato a metà ottobre nella punta estrema della Puglia si può fare il bagno. Gran parte degli stabilimenti balneari ha già chiuso o si accinge a farlo, e le spiagge delle più note località sono in versione “da cartolina”, meravigliosamente libere, ma il sole per fortuna scalda e abbronza ancora.
Per godere della pace e dei colori della campagna il consiglio è quello di soggiornare nell’entroterra. Spostandosi ancora più a Sud si incontra Tuglie, non molto lontana da Gallipoli: vale la pena fermarsi qui a visitare il Museo della Civiltà Contadina, ubicato nel seicentesco palazzo ducale all’interno del quale si sviluppa un antico giardino. Ma il vero fiore all’occhiello della città è il Museo della Radio, piccolo ma concentrato centro di storia dove tutti i macchinari sono funzionanti.

LA PIZZICA E’ COME IL BLUES

mercoledì, 15 settembre 2010

Il 13 agosto scorso sul Wall Street Journal compare un interessante articolo dedicato alla pizzica, il tipico ballo salentino che negli ultimi anni ha conosciuto meritatamente una fama che ha valicato gli stretti confini del territorio in cui è nato e si è sviluppato.

La fama della pizzica dunque arriva fin nei corridoi di uno dei più importanti e quotati tra i giornali economici del mondo, che si dilunga in una lunghissima descrizione della nascita e delle tradizioni legate a questo ballo tradizionale.

Il giornale statunitense nel tentativo di illustrare ai suoi lettori la magia della pizzica fa un accostamento singolare e tutto sommato azzeccato con uno dei fenomeni culturali e musicali più importanti nella storia della nazione americana, il blues.
In comune, secondo l’autore dell’articolo, la pizzica ed il blues hanno molte cose. In particolare il fatto di essere espressione di una cultura popolare e tradizionale: attraverso le note melanconiche e dolenti del blues così come in quelle frenetiche ed indiavolate della pizzica la popolazione trovava una valvola di sfogo ad una vita fatta di duro lavoro, di fatiche immani e di rigide regoleSe il blues è nato insomma come espressione della triste condizione degli schiavi e dei lavoratori neri negli Stati Uniti, la pizzica ha avuto uno sviluppo analogo nell’essere la principale forma di sfogo soprattutto di quella parte della popolazione salentina, le donne, che più duramente vivevano, nell’antica cultura contadina, in uno stato di sottomissione e di chiusura.

Un altra componente che accomuna i due fenomeni culturali è la loro origine mitica e mitizzata. Se la nascita del blues viene fatta risalire ad un misterioso quanto mitico incontro con il diavolo di uno dei suoi maggior interpreti delle origini, Robert Johnson, la pizzica deve la sua origine ad una storia altrettanto mitica e misteriosa, quella del suo uso come esorcismo per curare le “tarantolate”, donne affette da una particolare forma di isteria e nevrosi che si credeva fosse procurata dal morso di un ragno comune nelle campagne salentine, la tarantola.

Così come per il blues, che ha saputo miscelare con eleganza ritmi e suoni provenienti dall’Africa, intrisi di una religiosità pagana ed animista, così anche la pizzica deriva ampiamente da antichi balli e musiche già presenti sul territorio salentino già in epoca pre-cristiana.

Mistero e magia, origini remote, ipnotismo della musica ed espressione di malinconia e di tristezza, di disperazione ma anche di vitalità il blues e la pizzica sono espressioni antiche, continua l’articolo, che sono state conservate e si sono tramandate per secoli come fenomeno culturale, prima di essere riscoperte, valorizzate e riadattate come elementi di svago, divertimento ed intrattenimento per il pubblico moderno.
sociali.