Chibi Action Figures… Una Piccola Passione Per Grandi Collezionisti!

Quadri minuscoli, modellini che stanno nel palmo di una mano, Bonsai, fino ad arrivare all’ultimo trend del “miniature food”, l’arte di cucinare cibi minuscoli che sta spopolando in tutto il Giappone.
Se l’America rimane orgogliosamente ancorata al motto “Bigger is better” la cultura nipponica difende l’orgoglio del modellismo curato, del minuscolo capolavoro.
Ed è squisitamente giapponese, infatti, il trend delle action figures “Chibi”, piccole riproduzioni dei più amati personaggi di manga/anime.

Chibi, nel giapponese parlato, vuol dire piccolino, basso. Con il tempo questo termine ha iniziato a prendere piede soprattutto tra gli appassionati di manga e anime, dove la parola ha iniziato a indicare un tipo specifico di disegno: testa più grande del corpo e occhi ben evidenziati.
Esistono interi manga disegnati in stile Chibi, mentre negli anime, di solito, questo stile è limitato a scene buffe o divertenti.

Inizialmente lo stile Chibi tentava di veicolare tenerezza verso un personaggio.
Come molti trend, tuttavia, ha iniziato ad ampliare la sua portata, e adesso include personaggi di ogni genere di anime o manga, anche i più oscuri.
Come questo adorabile Elle, per esempio!

chibi elle

E che dire del crudele Light, lo sterminatore senza pietà, il genio del male acerrimo nemico di Elle?
Nella sua versione Chibi i due grandi amici/nemici fanno più tenerezza che mai, e persino il temibile Death Note appare come il diario che tenevamo stretto da bambini.
Ovviamente, una fan sfegatata del Chibi come me non ha potuto non comprare le figures.
Per poco più di 30 euro me li sono aggiudicati entrambi, al seguente link: actionfigurestore.it

light ed elle

Le Action Figures Chibi, inoltre, permettono di dare vita a diverse sfumature dei tuoi personaggi preferiti.
Prendiamo ancora l’esempio di Elle. Abbiamo la possibilità di muoverne gli arti, farlo sedere, accovacciare, stare in piedi… persino cambiarne l’espressione!
Ovviamente, la mia preferita è Elle imbronciato… troppo facile amarlo quando è un tranquillo!

Non sei un appassionato di Death Note?
Non ti preoccupare! Oltre alla mia silente disapprovazione potrai trovare le Action Figures in versione Chibi di tutti i più “grandi” personaggi che hai amato, oltre ad uno sconto temporaneo di oltre il 65% su tutti i prodotti!


Così l’Italia rischia di giocarsi 3 miliardi di euro

«la Commissione  ha concluso che l’Italia non può giovarsi della clausola degli investimenti nel 2018 poiché, basandosi sulle previsioni d’autunno della Commissione 2017, non ha fatto gli aggiustamenti strutturali minimi necessari per riportare il rapporto debito-pil su un cammino sufficientemente in declino».

Questo era stato il verdetto della Commissione Europea dopo aver analizzato la Legge di Stabilità presentata dal governo Letta. L’Italia rischia di giocarsi 3 miliardi di euro che l’Europa avrebbe stanziato da destinarsi agli investimenti produttivi.  Questo perché la legge non rispetta i parametri del Patto di Stabilità stabiliti con il Trattato di Maastricht: rapporto deficit/PIL del 3% e rapporto debito pubblico/ PIL del 60% da rispettare  indicativamente di anno in anno, in particolare quando c’è da presentare il bilancio dello Stato. L’Italia non rispetta per la precisione il rapporto debito pubblico/PIL che nel Belpaese è del 133% e si prevede ammonti al 134% nel 2018. Inoltre le misure contenute nel ddl Stabilità sono insufficienti anche per quanto riguarda l’aggiustamento del rapporto deficit/PIL , che si prevede sarà dentro il 3%, ma il passo avanti sarà quasi nullo, perché si attesterà intorno al 2,7%; invece gli impegni presi parlavano di una diminuzione di anno in anno del deficit dello 0,5% del PIL.

E’ ormai passata una settimana ma ancora oggi il governo non ha trovato nessuna soluzione. Letta aveva risposto alla richiesta del Vicepresidente della Commissione Europea  Olli Rehn di rivedere il debito pubblico con la solita frase: “Conti ok, ma di soli tagli e austerità si muore”. Purtroppo però ancora oggi il Parlamento italiano non ha ancora approvato una Spending review seria in modo da tagliare le spese superflue nell’amministrazione pubblica e non solo nella politica. Anzi, le province sono state salvate il mese scorso con un disegno ad hoc inserito nel ddl sul femminicidio, argomenti che centrano ben poco l’uno con l’altro. Oggi Cottarelli, ex uomo del Fondo Monetario Internazionale, incaricato dal Governo per gestire i tagli alla spesa pubblica, sottolinea che i risparmi previsti dalla Legge di Stabilità nel 2018 sono di zero euro,  3,5 miliardi per il 2015 e 8,3 miliardi per il 2016 smentendo le previsioni del Ministro dell’economia Saccomanni che aveva previsto un risparmio di 32 miliardi nel 2020.

Inoltre il ddl Stabilità prevede la sostituzione dell’Imu e la Trise con il Tuc (Tributo unico comunale) e l’aumento dell’1% dell’Iva per sei mesi che salirebbe al 22%. Una ricerca seria de “Il Sole 24 ore” sottolinea il fatto che anche con una riduzione graduale dell’Irpef, prevista a partire dall’anno prossimo,  ci sarebbe un aumento della pressione fiscale per le famiglie italiane che pagherebbero più tasse del 2012 sotto il governo Monti.


Le ricette segrete della Befana

Sulla pagina Facebook di Eridania, le nostre fan (si, siamo fortunati, abbiamo fan ovunque! ;)) hanno chiesto le ricette segrete di Befana! Siamo stati a Urbania, a Chiusa Pesio e a Montelepre per trovarle, ed eccole qua al completo!
Anche se sono dolci tipici del periodo di Befana, queste tre ricette si prestano benissimo ad essere preparate anche tutto il resto dell’anno. Perché mettere freni alla dolcezza? 😉

Crostoli d’Urbania

Ingredienti

500 gr di Farina tipo 0
2 uova
1 cucchiaio di olio extravergine
1 cucchiaino di strutto
latte q.b. per ammorbidire la pasta
sale

Procedimento

Mescola tutti gli ingredienti, preferibilmente a mano, facendoli amalgamare bene.
Lascia riposare la pasta per mezz’ora, poi dividila in 5-6 parti uguali.
Prendi una porzione di pasta e stendila con il mattarello fino a ottenere uno spessore di 3-4 mm. Ripiega le due estremità della pasta e poi arrotolala su se stessa. Fai lo stesso con tutte le altre porzioni di pasta, dopodichè stendile di nuovo con il mattarello.
A questo punto puoi cuocere i crostoli: disponili su una graticola sopra la brace e cuoci entrambi i lati facendo attenzioni a non bruciarli.
Mangia i crostoli caldi, da soli o con una farcitura salata o dolce!

Fugassa d’la befana

Ingredienti

300 gr di farina 00
2 uova
70 gr di burro
80 gr di zucchero
50 gr di arancia candita
½ panetto di lievito
latte
1 fava secca

Per la glassa

100 gr di mandorle
200 gr di zucchero
2 albumi
zucchero a velo

Procedimento

Mescola la farina con il burro e lo zucchero, di solito noi usiamo lo zucchero semolato “Classico” di Eridania, aggiungi le uova e il lievito sciolto in un po’ di latte e impasta tutti gli ingredienti a mano fino a ottenere un impasto omogeneo. Aggiungi i canditi e la fava secca (intera), quindi copri con un panno e lascia lievitare per qualche ora.
Stendi l’impasto (deve essere di circa 3 cm di spessore) e mettilo in una tortiera. Con un coltello, pratica delle incisioni sulla superficie della fugassa, senza arrivare al centro.
E’ il momento di preparare la glassa: monta gli albumi con lo zucchero e metti il composto ottenuto sulla focaccia. Decora con le mandorle sminuzzate e inforna a 180° per 35-40 minuti. Appena tolta dal forno, lascia raffreddare la fugassa e poi spolvera con un po’ di zucchero a velo, se usi Velo Eridania puoi provare anche la variante alla vaniglia.

Sfincia siciliana

Ingredienti

500gr di farina 00
½ litro di acqua
60 gr di zucchero
1 panetto di lievito
Olio
Miele
Acqua

Procedimento

Mescola la farina, l’acqua, lo zucchero, anche in questo caso utilizziamo Classico Eridania anche se Zefiro può essere altrettanto una buona scelta data la sua immediata solubilità, e il lievito sbriciolato fino a ottenere un impasto denso e molle.
Copri l’impasto con un panno e lascia lievitare qualche ora. Una volta pronto, dividilo in piccole parti e crea delle palline.
Scalda l’olio in una pentola dai bordi alti e friggi due palline alla volta, togliendole quando sono belle dorate e ponendole su della carta assorbente.
Nel frattempo scalda un po’ di miele in un pentolino. Quando le sfince si saranno intiepidite, passale dentro al miele e poi ricoprile di zucchero semolato.

Se, come me e Mellow, sei un amante della dolcezza tutto l’anno, non ti resta che preparare subito una di queste delizie!
Il problema è decidere quale ricetta fare per prima… e se le facessimo tutte e tre? 😀

Un saluto da Agrispecolizzi!


Nel cuore dell’Africa, la guerra delle multinazionali per il Coltan!

La Repubblica Democratica del Congo si trova proprio nel cuore dell’Africa, dove l’equatore attraversa con il suo clima tropicale il continente nero. I suoi 70 milioni di abitanti, che vivono in un’area grande quanto 8 volte l’Italia, hanno una speranza di vita di appena 47 anni.
Perché vi sto raccontando tutto ciò? Perché la storia della Repubblica Democratica del Congo ha a che fare con il computer portatile tramite il quale state leggendo il mio articolo, con il cellulare che tenete in tasca, con la TV che in sottofondo state ascoltando.
In Congo sono situate infatti l’80% delle riserve mondiali di Coltan. Il Coltan è un materiale molto raro in natura ed è in realtà l’unione di due minerali, il colombio ed il tantalio (dalla abbreviazione di questi due nomi deriva proprio la parola Coltan). Scommetto che ancora continuate a non capire, ma ora tutto vi sembrerà più chiaro, purtroppo…

Il Coltan è una risorsa strategica essenziale per lo sviluppo di nuove tecnologie. In particolare è indispensabile per la fabbricazione della maggior parte  dei mezzi elettronici che ci circondano: telefonini, GPS, televisori al plasma, console per videogiochi, computer portatili, MP3, macchine fotografiche, ecc. Tutti oggetti che ciascuno di noi possiede. Tale materiale, come già detto, è reperibile quasi esclusivamente in Congo. Il problema però riguarda proprio la sua estrazione: nella zona nord-est del paese sono state costruite centinaia di miniere, in cui i metodi di lavoro sono simili a quelli dei vecchi cercatori d‘oro del West americano. Nelle miniere lavorano giovani agricoltori e allevatori, che hanno lasciato i loro campi perché prima guadagnavano 10 $ al mese, mentre lavorando con il Coltan ne guadagnano 50. Ma non solo, vi lavorano anche sfollati di guerra, prigionieri di guerra e soprattutto migliaia di bambini, i cui corpi possono facilmente infilarsi sottoterra nelle miniere. Tutti lavorano dall’alba al tramonto, sempre sorvegliati da soldati.

Le conseguenze di questa situazione sono devastanti. Boschi e campi si trasformano in miniere e pantani. Quasi tutti i giovani non vanno a scuola e muoiono lavorando, a causa delle terribili frane dovute alle piogge. Pensate che ogni giorno un buon lavoratore può produrre un chilo di Coltan e che mediamente ogni chilo di Coltan che viene estratto, costa la vita a due bambini. Chi non muore per le frane, perde la vita a causa delle terribili condizioni di lavoro e igieniche, che portano a contrarre malattie come l’AIDS. La tragedia non finisce qui: migliaia di persone vengono spostate dalle loro case con l’utilizzo dell’esercito, per costruire nuove miniere. I civili che fuggono sono costretti a vivere in accampamenti, dove donne e ragazze sono regolarmente vittima di violazioni. E le miniere non hanno invaso solo i centri abitati, ma anche i parchi nazionali: la popolazione degli elefanti è scesa dell’80%, quella dei gorilla addirittura del 90%.

Come se non bastasse, il Congo è impegnato da anni in un conflitto infinito contro Ruanda, Uganda e Burundi. Ma pensate davvero che il tutto non sia collegato? Alcuni rapporti delle Nazioni Unite dimostrano che tali stati in guerra contro il Congo sono coinvolti nel traffico del Coltan. In pratica esiste un accordo tra questi governi e le multinazionali: Ruanda, Uganda e Burundi combattono in Congo per rubare il Coltan e poi utilizzano i profitti generati dalla sua vendita alle multinazionali, per continuare la guerra. Alcune stime mostrano per esempio, che il governo ruandese riceve 250 milioni di dollari ogni anno e mezzo per la vendita di Coltan, ma il Ruanda non possiede miniere di Coltan!
Ma perché c’è bisogno di questa guerra? Perché le aziende multinazionali sono dei veri e propri saccheggiatori: finanziano la guerra e sostengono i governi corrotti in modo da poter continuare a fare affari con il Coltan. La guerra permette di sfruttare la popolazione congolese in modo disumano. I media non ne parlano, non ne possono parlare. Ci sono in gioco gli interessi di tutti i marchi elettronici più famosi al mondo, nessuno escluso: dalla Apple alla Microsoft, dalla Nokia alla Samsung, passando per Lg, Nintendo, Canon, Philips, Panasonic, nessun marchio è pulito!
A tutte queste aziende non interessa delle tragedie che per colpa loro si stanno compiendo, dei più di 5 milioni di morti che solo fino ad oggi hanno causato.

Anche noi stessi però non dobbiamo rimanere indifferente: è nostro dovere informare, comunicare, denunciare, diffondere e soprattutto consumare di meno. Ogni volta che compriamo un nuovo oggetto elettronico, dal cellulare alla macchina fotografica, ricordiamoci che questi oggetti sono macchiati dal sangue di bambini.


L’acqua filtrava dalle spallette…

Lucia aveva 19 anni e frequentava l’università quando ci fu l’alluvione del fiume Arno. La notte del 3 novembre 1966 suo padre venne chiamato alle 5 in Comune per un’emergenza, ma Lucia, essendo malata, si riaddormentò, e si svegliò solo alle 7.Si mise subito a studiare per un esame imminente. Dopo un po’ si accorse che qualcosa non andava dalle voci che le giungevano dalla strada, così si affacciò alla finestra e vide che l’Arno era al pari delle spallette. Spaventata, corse dalla mamma e cercò di convincerla ad andare alla casa del nonno in campagna a Montalbano, ma la madre si rifiutò. La sua ansia aumentò pensando al padre che, sulla Tosco Romagnola, controllava gli operai che innalzavano le spallette con sacchetti di sabbia. Lucia lo raggiunse poco dopo, ma quando arrivò vide che l’acqua filtrava dai mattoni delle spallette stesse e si spaventò, pensando che lì sarebbe stato il punto dove l’argine avrebbe potuto cedere. Il padre convinse la madre a lasciare la loro casa, che era vicinissima al fiume, e ad andare da una cugina che abitava in un appartamento al secondo piano, da cui si vedeva l’Arno che scorreva violentemente. Verso le 13 del 4 Novembre iniziò ad arrivare acqua in strada proveniente dal fiume Era e, a quel punto, Lucia e i suoi compagni, capirono che non avevano retto gli argini dell’Era, e non quelli dell’Arno. Nel frattempo le linee telefoniche e la corrente elettrica erano saltate. Piano piano l’acqua iniziò ad innalzarsi in modo turbolento, portando con sé tutto quello che trovava, distruggendo negozi e appartamenti. Essendo il 4 Novembre, alle 17 venne buio e così Lucia e i suoi parenti rifugiatisi nell’appartamento della cugina, iniziarono a contare gli scalini sommersi man mano che l’acqua saliva. Fu una notte di terrore:sentivano lampi, tuoni e fucilate sparate dalle campagne sommerse da più di 4 metri d’acqua. Il giorno dopo il fiume iniziò a placarsi, ma l’acqua rimaneva comunque in città, infatti solo il 6 Novembre l’acqua iniziò a defluire, lasciando dietro di sé uno strato di fango oleoso e maleodorante. Fortunatamente non ci furono morti. Da questo episodio il rapporto di Lucia con il fiume, da giocoso quando, da bambina, vi andava a fare il bagno e a far giocare il suo cane, diventò timoroso:ogni volta che il livello dell’Arno sale, le ritorna alla mente il ricordo dell’acqua che passava attraverso i mattoni delle spallette,… immagine che non dimenticherà mai.


Una moto non è un semplice mezzo di locomozione, è una scelta di vita!

Lo sanno bene tutti coloro che amano cavalcare una due ruote in qualsiasi condizione di tempo: non importa se ci sia pioggia o sole, l’importante è sentirsi liberi di esprimere il proprio essere, la propria filosofia di vita… eh si, perché essere un biker non è una scelta passeggera, è una condizione permanente e indissolubile, è una scelta di cuore!

Se corri in moto non lo fai per andare contro le regole, non cerchi disperatamente il brivido dato dall’odore dell’asfalto, il piegarsi in curva per sfiorare il suolo… no, cerchi la libertà di sentire il vento in faccia, l’adrenalina del sorpasso, il gusto di essere tutt’uno con ciò che ti sta attorno.

Essere un motociclista implica un coinvolgimento emotivo, una sorta di atto d’amore, di pienezza totale

La libertà dello spostarsi in sella ad una due ruote, non è solo evitare le code o poter entrare in strade così strette da non poter consentire il passaggio alle auto, quello che fa la differenza è sapere che quando parti, non hai un orario preciso di arrivo… viaggi leggero, non sottostai alla voce di un navigatore, non segui il percorso impostato dal mobile, ti permetti di esprimerti, di lasciare che le cose accadano: ecco perché la moto non è un semplice mezzo di locomozione!

Macini chilometri di asfalto con la sola voglia di abbandonarti alla tua passione, gioisci e godi nel cambiare marcia e senti il motore fare le fusa rispondendo ai comandi che dai, ti lasci andare e arrivare lontano, dove non esiste niente se non te stesso, la moto e la strada.

Perché tutto ciò avvenga, però, ci vuole “testa”.

Piccoli consigli per godersi al meglio un viaggio in moto

Godersi il viaggio, non significa essere degli sprovveduti, significa sapere quanto spingere e come farlo. Significa consapevolezza, gioia di esserci senza strafare, avere rispetto di sé e di ciò che incontri lungo la strada.

­­In tutte le cose, così anche con le passioni, per eccellere, bisogna impegnarsi, ci vuole controllo e disciplina, altrimenti rischi di venirne travolto e soggiogato. Non puoi improvvisare, soprattutto quando programmi un viaggio on the road, quindi, ecco di seguito dei semplici consigli da seguire per partire senza pensieri:

  1. TIENI BEN PRESENTE CHI “COMANDA”: il segreto è ricordarsi sempre che chi è alla guida, detta le regole, non si fa semplicemente “trasportare” dal mezzo. I limiti e le capacità sono del biker, non del mezzo.
  2. ORGANIZZAZIONE: nonostante l’idea di non avere programmi o schemi prefissati, possa essere stimolante ed emozionante, decidi in precedenza l’itinerario da seguire e studialo prima di percorrerlo, può risultare davvero molto utile, soprattutto per evitare intoppi lungo il percorso. Procurati un navigatore o, se sei old style, una cartina stradale, può essere davvero utile in situazioni di “smarrimento” totale!
  3. RIVERENZA: a tutte le moto bisogna approcciarsi con una certa “freddezza”, dandole del “lei”, così da mantenere un sottile “distacco” e non farsi completamente travolgere.
  4. CHECK MEZZO: controlla che tutte le parti meccaniche, il motore e i pneumatici siano in regola e non abbiano problemi, solo così potrai sfruttare le potenzialità del mezzo in qualsiasi situazione climatica ed ambientale ed essere al top.
  5. CONSAPEVOLEZZA: tieni sempre chiaro chi sei e cosa sai fare. La passione non deve diventare scusa inappropriata per emulare i grandi campioni, dev’essere solo la spinta per fare ciò che è in linea con quello che rientra nelle tue capacità. Solo così è possibile “comandare” la moto e non farsi sopraffare.
  6. DIFFIDENZA: se corri su strada aperta al pubblico, dove si possono incrociare auto, camion, ecc. tieni sempre l’attenzione alta, così da riuscire a “prevedere” le potenziali situazioni di pericolo, anticiparle ed evitare spiacevoli inconvenienti.

L’esperto motociclista, Francesco Azzardo, illustra nel suo libro “Moto Magia“, dei semplici consigli di base sicuramente utili a te che vuoi vivere fino in fondo splendide e nuove esperienze di vita, in sella alla tua moto.

Allora, sei pronto a dare di gas e partire?

Ci sei tu, la moto e la strada… tutto il resto, è noia!

Enjoy your life!