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Bandiere Blu 2011: le spiagge più belle d’Italia

martedì, 10 maggio 2011

Anche quest’anno è stata riconosciuta alle Marine di  SALVE  la Bandiera Blu da parte della FEE, organizzazione non governativa e no profit che agisce a livello mondiale.

Sono 233, due in più rispetto allo scorso anno, le spiagge promosse con la Bandiera blu 2011, il vessillo simbolo di qualità non solo per le acque pulite ma anche per i servizi e il rispetto dell’ambiente, riconoscimento che viene assegnato dalla Fondazione per l’educazione ambientale (Fee) in collaborazione con il Consorzio nazionale batterie esauste (Cobat) ed Enel Sole.

Si tratta di 125 comuni premiati, il 6% in più rispetto allo scorso anno.

Per gli approdi turistici quest’anno sono 63 quelli che hanno ricevuto il riconoscimento (due in più).

 «Le Amministrazioni che non si orientano nella direzione di un turismo sostenibile nelle proprie località – afferma il presidente di Fee Italia, Claudio Mazza – si precludono la possibilità di sviluppare turismo di qualità in futuro».

 

La maggior parte delle Bandiere Blu 2011 (91%), rappresenta la riconferma delle località balneari dell’anno precedente, ma anche quest’anno è stato registrato un incremento dovuto sia al rientro di alcune località, che dell’ingresso di località che per la prima volta hanno ottenuto la Bandiera Blu

DOLMEN, MENHIR nel salento

sabato, 15 gennaio 2011

Il termine “MENHIR” proviene dal dialetto bretone e significa “pietra lunga”. Sono lunghi parallelepipedi monolitici conficcati nella roccia, per questo si chiamano “pietrefitte” e si possono trovare isolati o raggruppati in allineamenti in modo da formare dei complessi. Non è chiaro l’uso e la loro destinazione ma si è ritenuto fossero dei punti di riferimento vario, che segnalassero confini o che fossero strumenti di misurazione del tempo. I menhir vengono legati al culto del sole e più in generale ai culti fallici. I menhir salentini, circa 80 misurano in media 4 metri e sono simili ai menhir della Cornovaglia, dell’inghilterra e delle Baleari. Caratteristica comune a quasi tutti è che le facce più larghe sono orientate da nord a sud. Il menhir più alto d’Italia è il  San Totaro a Martano di metri 5,20.`

Nel salento si contano almeno cento SPECCHIE neolitiche delle quali se ne conservano ancora ventisei. Cosa sono? Sono luoghi di avvistamento diurno e notturno del sapiens-cacciatore che, poi, sono diventati luoghi di incontri sacri associati al culto del sole. Sono tumuli di terra e pietre con all’interno strutture dolmeniche o tombe a fossa. Attualmente sono in buono stato circa 40 specchie; nel paese di Taurisano, nel sud del Salento, vi è Silva, la più grande specchia del mondo, ma ricordiamo anche quelle dei centri salentini di: Manduria, Francavilla, Zollino, Martano, Ruffano e Presicce.

Accanto alle specchie, sono presenti anche i DOLMEN, costruiti per durare nel tempo, sono le più antiche architetture d’Europa: le cosiddette “pietre senza nome“, rappresentano infatti delle tracce di un passato lontano e dimenticato. II termine “dolmen” deriva dalla fusione di due parole bretoni: si tratta di un monumento megalitico costituito generalmente da un lastrone di pietra appoggiato orizzontalmente su pietre infitte verticalmente nel terreno, così da formare un ambiente, per lo più ad uso sepolcrale molto spesso coperto da un tumulo.

Notevoli presenze dolmeniche sono presenti a Maglie, Melendugno, Minervino, Statte e Fasano.

TORRI, MASSERIE E “TRUDDHI” nel salento

sabato, 15 gennaio 2011

Disseminate, come sentinelle, sia lungo il litorale jonico ed adriatico, per avvisare e segnalare le incursioni dei nemici (Saraceni, Turchi…), sia nell’entroterra, dislocate strategicamente nelle aree classiche dei comprensori di Lecce, Nardò ed Ugento. Innalzate intorno al `500, rappresentano dei veri e propri gioielli di edilizia militare.

Ecco le più importanti. Torre Lapillo (Porto cesareo); Torre Squillace, Torre S. Isidoro, Torre Dell’Alto, Torre Delle Quattro Colonne (Nardò); Torre Sabea (Gallipoli); Torre Suda (Racale); Torre S. Giovanni, Torre Mozza, Torre Mammalie (Ugento); Torre Pali (Salve); Torre Vado (Morciano); Torre Dell’Orno Morto (Alessano) e poi le torri di Salignano, Tiggiano, Tricase, Andrano, Minervino e Otranto (Torre S. Stefano e Torre Della Serpe); Torre Dell’Orso (Meledugno); Torre Chianca, Torre Rinalda e Torre Specchiola (Lecce) fino a quelle di Leverano (Torre Federiciana del XIII Secolo) e di Lecce (di forma cilindrica: Torre Belloluogo e Torre del Parco – del XIV e XV secolo).

Una funzione difensiva avevano anche le centinaia di masserie fortificate, costruzioni quasi fiabesche, che compaiono inaspettate agli occhi del viaggiatore che attraversa la campagna salentina. Il loro concentrato di ricchezza, sia in termini di materie prime che in termini di animali, che infine, di denaro liquido, necessario a pagare i salariati, le rendevano inevitabilmente esposte, prede ambite, sia all’attacco dei briganti sia, soprattutto, alle scorrerie saracene e piratesche. Le masserie fortificate salentine, ben turrite e dalle alte mura, per la ricchezza degli elementi architettonici e per l’ampio repertorio dei particolari decorativi, rappresentano veri e propri monumenti dell’architettura rurale ed espressione della civiltà contadina salentina. Tra le più interessanti, Masseria “Li Quarti” a Galatina, Masseria “Nova” a Melendugno, Masseria “Ogliastro” a Nardò , “Paladini” a Lecce, “Trappeto” tra Veglie e Porto Cesareo e la Masseria “Pali” ad Ugento. Si deve considerare inoltre che alcune di esse sono abbandonate semidistrutte, altre difficilmente

accessibili perché gelosamente custodite dai loro proprietari; tuttavia sempre più numerose sono le masserie ristrutturate ed il loro recupero come insediamenti estivi per le vacanze porta a soluzioni affascinanti e ne propone un utilizzo a forte vocazione turistica ed eno-gastronomica. Una delle risorse primarie del Salento è senza dubbio l’agricoltura, come si può notare semplicemente passeggiando per le strade della nostra terra, e fino a qualche anno fa era basata prevalentemente sulla coltivazione dell’ulivo, della vite e del fico.

Immersi nei colori contrastanti del verde e del marrone, circondati dalla vegetazione che parla del sudore della nostra gente, non passano certamente inosservate costruzioni quali “lu furnieddhu”, “li trulli”, “le spase”, “le littere”: la loro presenza è dovuta al bisogno di lavorare e manipolare i prodotti della terra sul posto e alla struttura geologica ricca di banchi di pietra”. Mentre i contadini curavano gli ulivi aspettando i frutti, seminavano alternativamente grano, orzo e leguminose. Di fondamentale importanza era anche il fico: sia d’estate grazie al suo frutto fresco sia d’inverno grazie al frutto essiccato e conservato con particolari tecniche nelle “capase” (recipienti di creta). Anche per questo nei campi sorgevano i “furnieddhi ” e i “trulli” (piccole case che ospitavano la famiglia del contadino), “le spase” e “le littere” (che erano piattaforme costruite per essiccare i fichi e per lavorare i vari prodotti). All’interno del nostro “paesaggio della pietra”, caratteristici sono i “furnieddhi”: costruzioni di pietra unicellulari, realizzate dai contadini con le pietre raccolte sul terreno. Queste singolari abitazioni, usate da loro come ripari temporanei o giornalieri, le troviamo disseminate, con aree di maggiore o minore affittimento, su tutto il territorio salentino. In passato i contadini vi si trasferivano con le loro famiglie e portavano solo l’essenziale: un tavolo, un trepiedi per cucinare, un tegame di rame e pochi piatti di terracotta. “Concepite come la traduzione in pietra della primitiva capanna vegetale, le costruzioni trulliformi in pietra a secco rappresentano forse un prototipo edilizio che l’umanità spontaneamente ha adottato.

La Grecìa Salentina

martedì, 16 novembre 2010

E’ una delle minoranze riconosciute di cui consta la nostra nazione. Situata nella provincia di Lecce, nel cuore del Salento, ha sicuramente origini molto antiche. Gli studiosi tuttavia non sono concordi sul periodo in cui si costitui’, nell’entroterra idruntino, una consistente colonia greca. C’è chi pone le origini dell’area greca nel periodo bizantino, chi, invece, anticipa la nascita al periodo magnogreco, ammettendo periodici impinguamenti della comunità greca, a seguito di migrazioni legate alle vicende storiche dei vicino Oriente.
L’area ellenofona della Grecìa Salentina è un’isola linguistica nel cuore del Salento. Comprende nove Comuni (Calimera, Castrignano dei Greci, Corigliano d’Otranto, Martano, Martignano, Melpignano, Soleto ,Sternatia, Zollino), ma anticamente occupava tutta la fascia che si estende, ad arco, da Gallipoli ad Otranto. Melendugno, Carpignano e Vernole sono associati ai Comuni della Grecia Salentina per favorire lo sviluppo del territorio. Ciò che qualifica l’area è la lingua, che è riuscita a sopravvivere nel Salento, territorio pianeggiante, e quindi con estrema facilità di comunicazione. L’impronta greca è presente nell’architettura, nella musica popolare, nella gastronomia. Gli elementi greci, fusi con quelli salentini, hanno consentito uno sviluppo culturale autonomo, del tutto originale. Sparsi su una superficie di circa 100 km quadrati, formano un itinerario lungo 40 km caratterizzato dal triangolo greco-bizantino.
Zona prevalentemente pietrosa, sfrutta ogni piccolo strato di terra per la coltivazione del tabacco tra
gli ulivi secolari, proprio come al tempo dei Greci e dei Messapi.
Questi paesi sono accomunati dalla sopravvivenza di un dialetto greco o “griko”.
Infatti è facile trovare dei toponimi di origine greca, per esempio “litarà” e “lisarà identificano la dominanza della pietra e della roccia affiorante, “Appidè” o “Ampeli” e “Ampelaci”, invece la vagetazione spontanea. Tali paesi si somigliano anche per la comune tradizione contadina.
Nelle loro campagne sopravvivono: muri a secco ,trulli, pozzi, colombaie, frantoi; mentre, in misura
diversa, sopravvivono anche costumi e tradizioni riconducibili ad una comune origine ellenica. Patrimo di questo territorio sono i canti e le musiche ispirate ai tradizione antica legata alla mitologia greca; ancora oggi molti giovani svolgono canti e balli di origine greca tramandati dai loro parenti.

AGRITURISMO NEL SALENTO

venerdì, 12 novembre 2010

Il Salento è l’estremo lembo del cosiddetto Tacco D’Italia, che corrisponde, da un punto di vista geopolitico, all’estremità meridionale della regione Puglia ed in particolare alla provincia di Lecce. Sotto il punto di vista storico culturale, possiamo considerare il Salento una piccola regione a sè: il fascino della Puglia assume qui nuove peculiarità e nuove caratteristiche distintive da un punto di vista culturale, architettonico, gastronomico e perfino linguistico. E’ proprio qui infatti che, per fare qualche esempio, il barocco raggiunge il suo massimo splendore (la città di Lecce viene infatti spesso denominata “Perla del Barocco”); è proprio qui che i dialetti assumono nuove connotazioni, frutto di influenze ora greche, ora spagnole, ora francesi; ed è proprio qui, infine, che si è sviluppata una gastronomia per certi versi differente da quella del resto della regione e da quella che, per portare un esempio, si più riscontrare ed assaggiare nella più settentrionale zona delle murge. Per cogliere tutto il meglio delle peculiarità di queste zone, vi consigliamo di alloggiare presso un agriturismo nel Salento, dove un forte senso della tradizione ed uno spiccato istinto all’ospitalità, (quest’ultimo derivante da secoli e secoli di dominazioni straniere), la fanno da padrona.