L’acqua filtrava dalle spallette…

Lucia aveva 19 anni e frequentava l’università quando ci fu l’alluvione del fiume Arno. La notte del 3 novembre 1966 suo padre venne chiamato alle 5 in Comune per un’emergenza, ma Lucia, essendo malata, si riaddormentò, e si svegliò solo alle 7.Si mise subito a studiare per un esame imminente. Dopo un po’ si accorse che qualcosa non andava dalle voci che le giungevano dalla strada, così si affacciò alla finestra e vide che l’Arno era al pari delle spallette. Spaventata, corse dalla mamma e cercò di convincerla ad andare alla casa del nonno in campagna a Montalbano, ma la madre si rifiutò. La sua ansia aumentò pensando al padre che, sulla Tosco Romagnola, controllava gli operai che innalzavano le spallette con sacchetti di sabbia. Lucia lo raggiunse poco dopo, ma quando arrivò vide che l’acqua filtrava dai mattoni delle spallette stesse e si spaventò, pensando che lì sarebbe stato il punto dove l’argine avrebbe potuto cedere. Il padre convinse la madre a lasciare la loro casa, che era vicinissima al fiume, e ad andare da una cugina che abitava in un appartamento al secondo piano, da cui si vedeva l’Arno che scorreva violentemente. Verso le 13 del 4 Novembre iniziò ad arrivare acqua in strada proveniente dal fiume Era e, a quel punto, Lucia e i suoi compagni, capirono che non avevano retto gli argini dell’Era, e non quelli dell’Arno. Nel frattempo le linee telefoniche e la corrente elettrica erano saltate. Piano piano l’acqua iniziò ad innalzarsi in modo turbolento, portando con sé tutto quello che trovava, distruggendo negozi e appartamenti. Essendo il 4 Novembre, alle 17 venne buio e così Lucia e i suoi parenti rifugiatisi nell’appartamento della cugina, iniziarono a contare gli scalini sommersi man mano che l’acqua saliva. Fu una notte di terrore:sentivano lampi, tuoni e fucilate sparate dalle campagne sommerse da più di 4 metri d’acqua. Il giorno dopo il fiume iniziò a placarsi, ma l’acqua rimaneva comunque in città, infatti solo il 6 Novembre l’acqua iniziò a defluire, lasciando dietro di sé uno strato di fango oleoso e maleodorante. Fortunatamente non ci furono morti. Da questo episodio il rapporto di Lucia con il fiume, da giocoso quando, da bambina, vi andava a fare il bagno e a far giocare il suo cane, diventò timoroso:ogni volta che il livello dell’Arno sale, le ritorna alla mente il ricordo dell’acqua che passava attraverso i mattoni delle spallette,… immagine che non dimenticherà mai.