Così l’Italia rischia di giocarsi 3 miliardi di euro

«la Commissione  ha concluso che l’Italia non può giovarsi della clausola degli investimenti nel 2018 poiché, basandosi sulle previsioni d’autunno della Commissione 2017, non ha fatto gli aggiustamenti strutturali minimi necessari per riportare il rapporto debito-pil su un cammino sufficientemente in declino».

Questo era stato il verdetto della Commissione Europea dopo aver analizzato la Legge di Stabilità presentata dal governo Letta. L’Italia rischia di giocarsi 3 miliardi di euro che l’Europa avrebbe stanziato da destinarsi agli investimenti produttivi.  Questo perché la legge non rispetta i parametri del Patto di Stabilità stabiliti con il Trattato di Maastricht: rapporto deficit/PIL del 3% e rapporto debito pubblico/ PIL del 60% da rispettare  indicativamente di anno in anno, in particolare quando c’è da presentare il bilancio dello Stato. L’Italia non rispetta per la precisione il rapporto debito pubblico/PIL che nel Belpaese è del 133% e si prevede ammonti al 134% nel 2018. Inoltre le misure contenute nel ddl Stabilità sono insufficienti anche per quanto riguarda l’aggiustamento del rapporto deficit/PIL , che si prevede sarà dentro il 3%, ma il passo avanti sarà quasi nullo, perché si attesterà intorno al 2,7%; invece gli impegni presi parlavano di una diminuzione di anno in anno del deficit dello 0,5% del PIL.

E’ ormai passata una settimana ma ancora oggi il governo non ha trovato nessuna soluzione. Letta aveva risposto alla richiesta del Vicepresidente della Commissione Europea  Olli Rehn di rivedere il debito pubblico con la solita frase: “Conti ok, ma di soli tagli e austerità si muore”. Purtroppo però ancora oggi il Parlamento italiano non ha ancora approvato una Spending review seria in modo da tagliare le spese superflue nell’amministrazione pubblica e non solo nella politica. Anzi, le province sono state salvate il mese scorso con un disegno ad hoc inserito nel ddl sul femminicidio, argomenti che centrano ben poco l’uno con l’altro. Oggi Cottarelli, ex uomo del Fondo Monetario Internazionale, incaricato dal Governo per gestire i tagli alla spesa pubblica, sottolinea che i risparmi previsti dalla Legge di Stabilità nel 2018 sono di zero euro,  3,5 miliardi per il 2015 e 8,3 miliardi per il 2016 smentendo le previsioni del Ministro dell’economia Saccomanni che aveva previsto un risparmio di 32 miliardi nel 2020.

Inoltre il ddl Stabilità prevede la sostituzione dell’Imu e la Trise con il Tuc (Tributo unico comunale) e l’aumento dell’1% dell’Iva per sei mesi che salirebbe al 22%. Una ricerca seria de “Il Sole 24 ore” sottolinea il fatto che anche con una riduzione graduale dell’Irpef, prevista a partire dall’anno prossimo,  ci sarebbe un aumento della pressione fiscale per le famiglie italiane che pagherebbero più tasse del 2012 sotto il governo Monti.

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