Capoluogo del Salento, Lecce la si può senz'altro considerare come una delle capitali storiche dell'arte barocca che qui assume una connotazione originalissima, esuberante nelle opere architettoniche, grazie all'uso intelligente che architetti e scalpellini hanno saputo fare della preziosa pietra locale così facile da tagliare e modellare e così carica del suo colore rosato.
La città ha origini messapiche: conservò la propria indipendenza resistendo all'espansione tarantina e nel III secolo a.C. fu conquistata dai Romani assumendo dapprima il nome di Lupiae e in seguito, allorquando il centro venne spostato 3 chilometri a nord-est dal nucleo primitivo, quello di Licea o Litium. Durante l'età adrianea (I1 secolo d.C.) si arricchì di un teatro (nelle vicinanze della chiesa di S. Chiara) e di un Anfiteatro i cui imponenti resti archeologici occupano parzialmente la centralissima piazza S. Oronzo.
Con il dominio bizantino Lecce vide oscurata la sua egemonia sul territorio dalla potenza di Otranto, scelta come porto principale dell'Italia bizantina.
Rinacque con i Normanni divenendo un notevole centro commerciale; fu incamerata nel demanio regio sotto gli Svevi, divenne feudo dei Brienne e in seguito dei d'Enghien con gli Angioini.
Carlo V la dotò di una nuova cinta di mura per difenderla dalle continue incursioni dei pirati Turchi che minacciavano costantemente il Salento: la città in quest'epoca conservò la sua tradizione di importante centro culturale. E proprio tra i secoli XVI, XVII e XVIII che si compì la grande esperienza del cosiddetto «barocco leccese» che arricchì il centro storico di tutti quei monumenti di indiscutibile e assoluto rilievo artistico.
Il cuore di Lecce è senz'altro piazza S. Oronzo, come già accennato, in parte occupata dall'anfiteatro romano riportato in luce per buona metà alla fine degli anni '30. Al centro di essa sorge la colonna di S. Oronzo, eretta su progetto di Giuseppe Zimbalo utilizzando una delle colonne terminali della via Appia di Brindisi. Nei pressi dell'anfiteatro è il palazzo del Seggio del 1592.
Sempre prospiciente la piazza è la bella chiesetta di S. Maria delle Grazie dalla facciata classicheggiante (1590).
Imboccando corso Vittorio Emanuele, in breve, si giunge alla chiesa di S. Irene o dei Teatini (1591-1639) con la bella facciata che sul portale conserva la statua settecentesca della Santa opera di Mauro Manieri. Poco più avanti i cosiddetti propilei introducono in piazza del Duomo costituita da un gruppo di edifici armoniosamente combinati fra loro e volti a creare un insieme scenografico di inimitabile suggestione.
Su tutti svetta altissimo l'imponente campanile (1661-82) a cinque piani, opera di Giuseppe Zimbalo che firmò pure il progetto del Duomo ricostruito sulla precedente pianta del XII secolo. La facciata principale del tempio è sobria e contenuta mentre, sempre per esigenze scenografiche, è quella laterale la prescelta dallo Zimbalo per far esplodere la festosità e l'inventiva delle decorazioni barocche. Nell'interno sono conservate delle belle tele incastonate nel soffitto di legno dorato, altari tipicamente leccesi in parte firmati dallo Zimbalo e alcuni quadri di Oronzo Tiso. Di fianco al Duomo si sviluppa il palazzo del Vescovado (1420-28), ricostruito nel 1632 e caratterizzato dal bel loggiato del primo piano; la piazza si conclude con il palazzo del Seminario (1694-1709) disegnato da Giuseppe Cino. Elegantissima è la facciata con due ordini di finestre al cui centro vi è il bel portale sormontato da una loggia a tre archi. Nel cortile del Seminario trova sistemazione il magnifico pozzale opera dello stesso architetto.
Il più completo e compiuto esempio del barocco leccese è senz'altro la splendida chiesa di S. Croce che, costituendo un unico armonioso isolato con il contiguo palazzo dei Celestini (oggi palazzo del Governo), garantisce uno spettacolo di inimitabile e gradevole bellezza.
Edificata su progetto di Gabriele Riccardi a partire dal 1549, venne completata a più riprese da Francesco Antonio Zimbalo, Cesare Penna e Giuseppe Zimbalo detto lo Zingarello.
L'interno della Chiesa è a croce latina tripartita in navate, con un profondo presbiterio e una cupola centrale su tamburo.
L'ex palazzo dei Celestini, contiguo a Santa Croce fu edificato tra il 1659 e il 1695 su progetto dello Zingarello che eseguì il solo primo piano lasciando a Giuseppe Cino e Cesare Penna la prosecuzione dei lavori.
La fertile edilizia monumentale barocca trova innumerevoli modi di estrinsecazione nelle tante chiese del centro storico: abbiamo già illustrato gli esempi eccezionali di piazza Duomo e di S. Croce, ma è soprattutto percorrendo le strade del centro che s'avverte in pieno come il tono rilevante di questo momento artistico felice abbia inciso così profondamente sulla città a tal punto da trasformarla in una capitale culturale protagonista della storia dell'arte italiana.
La chiesa del Rosario, S. Teresa, il Carmine, S. Anna con il Conservatorio, S. Angelo, S. Matteo, la chiesa delle Alcantanne, la chiesa del Gesù, la cappella di S. Marco,