Articoli marcati con tag ‘olio’

“Olio, ora via a controlli nei supermercati”

martedì, 20 novembre 2012

Controlli nei supermercati per scoprire l’olio extravergine contraffatto. E’ quanto ha annunciato Sergio Marini, presidente di Coldiretti, a margine del convegno “Extravergine toscano – etichetta senza inganni” organizzato a Firenze.

Marini ha chiesto di stringere i tempi per la legge “salvaolio”, i cui contenuti più importanti sono stati approvati per decreto, tra i quali l’abbassamento del limite ammesso di alchil esteri. “Ritengo che ci siano buone possibilità – ha sottolineato Marini – che la restante parte della legge venga approvata entro la fine della legislatura”.

Per il presidente di Coldiretti, “ora ci vuole la volontà forte di applicarla, di fare i controlli, di andare nei supermercati: compreremo le bottiglie, faremo le analisi e dove troveremo dati fuori dai limiti previsti porteremo tutto alla Forestale o alla Guardia di Finanza. E’ il momento giusto per fare chiarezza su un settore così importante e strategico per il Paese, dove c’è troppa sporcizia”.

Secondo Marini infatti “quasi il 50% dell’olio venduto in Italia come extravergine non aveva le caratteristiche per esserlo, e il 53% venduto come olio italiano non lo era”.

“Dentro l’agricoltura e dentro l’agroalimentare c’è sicuramente un pezzo importante del futuro dell’Italia: il Governo di questo non si è reso perfettamente conto, ma è questione di tempo e poi ci arriveremo” ha poi sottolineato il presidente di Coldiretti. “E’ l’unico settore – ha aggiunto – in cui aumenta l’occupazione, aumenta in modo importante l’export, aumenta anche il numero di imprese agricole”. 

www.coldiretti.it

Olio italiano taroccato, in manette funzionario della Repressione frodi

martedì, 20 novembre 2012

Un funzionario della sede fiorentina dell’Ispettorato per la tutela della Qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari è stato arrestato dalla guardia di finanza di Siena nell’ambito di un’inchiesta su olio extravergine italiano “tagliato” con quello straniero.

L’operazione aveva già condotto in carcere i responsabili di un’azienda olearia, accusati di associazione a delinquere finalizzata alla frode in commercio aggravata, violazione di sigilli e frode processuale, oltre a portare al sequestro di oltre 8 milioni di chili di olio d’oliva ottenuto da illecita miscelazione con materie prime di categoria inferiore o con altra provenienza geografica

La banda, secondo le fiamme gialle, importava olio straniero mescolandolo con quello italiano e rivendendo poi il tutto come extravergine made in Italy. Approfittando del suo ruolo (era il vicario del direttore), il funzionario arrestato dava il suo contributo avvertendo il titolare dell’azienda qualche giorno prima dei controlli.

“Un fatto inquietante che in un Paese normale dovrebbe spingere tutti ad accelerare l’attuazione delle leggi per la lotta alla contraffazione e la corretta informazione al consumatore che invece in Italia fanno ‘inspiegabilmente’ un passo in avanti e due indietro – ha commentato il presidente della Coldiretti Sergio Marini -. Troppo spesso si prendono a pretesto i ritardi dell’Unione Europea quando invece il meccanismo è ben più complesso e grave. Certo lo scoprire che gli interessi e le complicità possono trovarsi anche all’interno degli apparati pubblici è un doppio danno per i cittadini e per i tanti rappresentanti delle forze dell’ordine che con impegno e serietà che ogni giorno combattono la battaglia per la difesa del Made in Italy”.

Mentre migliaia di aziende agricole hanno chiuso perché il prezzo pagato agli agricoltori per il vero olio di oliva italiano è crollato del 15 per cento ad agosto, soprattutto per effetto delle importazioni di prodotto straniero che viene spacciato come italiano, l’inchiesta senese svela il “mistero” delle tante anomalie che si trovano sul mercato dove occorre diffidare di quegli olii che sono venduti a prezzi che non riescono a coprire neanche i costi di raccolta delle olive.

Tratto da : www.ilpuntocoldiretti.it

Salute, i benefici dell’insalata raddoppiano se condita con olio d’oliva

martedì, 20 novembre 2012

E’ ormai sempre più diffusa l’abitudine di consumare un’insalata durante la pausa-pranzo, specialmente nella stagione estiva; il che, oltre a mantenere in buona salute aiuta anche a dimagrire, grazie all’azione delle sostanze antiossidanti che attivano il metabolismo e alle fibre che svolgono azione disintossicante, favoriscono la pulizia dell’intestino e aiutano ad assorbire meno grassi.

Molti cultori dell’insalata a pranzo, però, tendono ad evitare il condimento, convinti che non faccia bene: niente di più sbagliato. A confermarlo è una ricerca, condotta negli Stati Uniti dalla Purdue University dell’Indiana e pubblicata sulla rivista Molecular Nutrition and Food Research, che ha evidenziato come per poter beneficiare al 100% delle caratteristiche salutari dell’insalata sia necessario un condimento ricco di grassi insaturi come l’olio di oliva.

La ricerca è stata condotto su 29 soggetti volontari ai quali è stato chiesto di consumare durante il test un’insalata verde condita prima con grassi saturi (burro), successivamente con grassi monoinsaturi (olio di oliva) e infine con grassi polinsaturi (olio di mais). I condimenti sono stati aggiunti in tre diverse dosi di 3, 8 e 20 grammi. 

Dopo ogni prova sono stati misurati i livelli di carotenoidi assorbiti e le vitamine guadagnate dall’organismo di ciascun volontario. Dai risultati è emerso che il condimento più equilibrato è l’olio di oliva, che permette il maggior assorbimento di carotenoidi con la minor quantità di grassi aggiunti. Già con 3 grammi di olio di oliva, infatti, l’apporto di vitamine risulta nettamente superiore rispetto agli altri condimenti.

Ancora una volta, quindi, l’olio di oliva si conferma il re dei condimenti e un elemento nutrizionale fondamentale che, in quanto a benefici per la salute, non ha paragoni rispetto ad altre salse e condimenti.

Tratto da www.coldiretti.it

Coldiretti lancia l’allarme, nel piatto più olio straniero che italiano

lunedì, 19 novembre 2012

L’arrivo in Italia di olio di oliva straniero ha raggiunto il massimo storico di 584mila tonnellate e ha superato la produzione nazionale, in calo nel 2011 a 483mila tonnellate. E’ quanto emerge da una analisi presentata dalla Coldiretti nel corso dell ’iniziativa “Per il futuro dell’olio italiano” promossa insieme a Fondazione Symbola e Unaprol.

Il risultato del sorpasso è il fatto che oggi la maggioranza delle bottiglie di olio provengono da olive straniere senza che questo sia sempre chiaro ai consumatori ma si assiste anche ad una forte riduzione della qualità dell’olio in vendita oltre che a una pericolosa proliferazione di truffe e inganni. L’Italia è il primo importatore mondiale di olio che per il 74 per cento viene dalla Spagna, il 15 per cento dalla Grecia e il 7 per cento dalla Tunisia.

Nel 2011 si è dunque verificato un ulteriore aumento del 3 per cento nelle importazioni di olio di oliva dall’estero che sono quasi triplicate negli ultimi 20 anni (+163 per cento), sommergendo di fatto la produzione nazionale, che sarebbe peraltro quasi sufficiente a coprire i consumi nazionali.

Gli oli di oliva importati in Italia vengono infatti mescolati con quelli nazionali per acquisire, con le immagini in etichetta e sotto la copertura di marchi storici, magari ceduti all’estero, una parvenza di italianità da sfruttare sui mercati nazionali ed esteri dove sono state esportate 364mila tonnellate nel 2011. Non è un caso che secondo una analisi Coldiretti/Eurispes il 19,1 per cento dell’olio extracomunitario importato in Italia nel 2010 è stato destinato alla provincia di Lucca, mentre il 10,1 per cento alla provincia di Genova dove si trovano importanti stabilimenti.

“E’ scandaloso che in un Paese come l’Italia che ha conquistato primati mondiali nella qualità dell’extravergine i cittadini siamo costretti a consumare, con l’inganno, prodotti scadenti ottenuti spesso mescolando prodotti di origine diversa”, ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare che a dimostrarlo ci sono le ripetute denunce di frodi e sofisticazioni e i sequestri di prodotto adulterato effettuati dalle forze dell’ordine a partire dai Nas, dai Nac e dal Corpo forestale dello Stato.

Sotto accusa è anche la mancanza di trasparenza visto che quattro bottiglie di olio extravergine su cinque in vendita in Italia contengono miscele di diversa origine, per le quali è praticamente illeggibile la provenienza delle olive impiegate, secondo una indagine della Coldiretti. E questo nonostante sia obbligatorio indicarla per legge in etichetta dal primo luglio 2009, in base al Regolamento comunitario n.182 del 6 marzo 2009.

Sulle bottiglie di extravergine ottenute da olive straniere in vendita nei supermercati è quasi impossibile, nella stragrande maggioranza dei casi, leggere le scritte “miscele di oli di oliva comunitari”, “miscele di oli di oliva non comunitari” o “miscele di oli di oliva comunitari e non comunitari” obbligatorie per legge nelle etichette dell’olio di oliva. La scritta è riportata in caratteri molto piccoli, posti dietro la bottiglia e, in molti casi, in una posizione sull’etichetta che la rende difficilmente visibile.

Inoltre spesso bottiglie con extravergine ottenuto da olive straniere sono vendute con marchi italiani e riportano con grande evidenza immagini, frasi o nomi che richiamano all’italianità fortemente ingannevoli. I consumatori dovrebbero fare la spesa con la lente di ingrandimento per poter scegliere consapevolmente.

In attesa che vengano strette le maglie larghe della legislazione per non cadere nella trappola del mercato il consiglio di Coldiretti, Symbola e Unaprol è quello di guardare con diffidenza ai prezzi eccessivamente bassi che non coprono neanche il costo delle olive, come dimostrano i numerosi e preoccupanti casi di sequestri di olio deodorato a basso prezzo effettuati dalle autorità di controllo. Consideriamo che una confezione da un litro di un buon olio extra vergine di oliva, prodotto al 100% con olive italiane, non potrebbe costare, mediamente al consumo, sullo scaffale di un supermercato, meno di 6 euro.

L’attacco all’olio italiano mette a rischio un patrimonio ambientale con oltre 250 milioni di piante sul territorio nazionale che garantiscono un impiego di manodopera per 50 milioni di giornate lavorative all’anno e un fatturato di 2 miliardi di euro. La produzione nazionale si concentra in Puglia (35 per cento), Calabria (33 per cento), Sicilia (8 per cento), Campania (6 per cento), Abruzzo (4 per cento), Lazio (4 per cento), Toscana (3 per cento) e Umbria (2 per cento). Sono 43 gli oli italiani a denominazione di origine riconosciuti dall’Unione Europea.

tratto da www.coldiretti.it

Olio, se l’origine in etichetta non è quella vera scatta l’accusa di frode

giovedì, 26 gennaio 2012

La Cassazione penale, con la sentenza del 18 ottobre 2011 n. 37508, ha stabilito che commette reato di tentativo di frode in commercio l’imprenditore che detiene nel proprio magazzino confezioni di olio extravergine di oliva destinate alla vendita con un’etichetta attestante che la produzione e il confezionamento avvengono nel proprio stabilimento sebbene l’olio sia, in realtà, prodotto da un’altra azienda.

Tale indicazione, infatti, induce in errore il consumatore, il quale è portato a credere che sia l’estrazione dell’olio dalle olive quanto l’imbottigliamento del prodotto finito avvengono all’interno dello stabilimento indicato, mentre vi è eseguita solo tale ultima operazione.

Dunque, ciò che si vuole tutelare è l’affidamento che il consumatore può rivolgere all’indicazione del luogo di produzione di un prodotto, posto che tale indicazione ne condiziona la scelta, specie nei casi in cui, come avviene per l’olio, le diverse modalità di estrazione e la provenienza delle olive incidono in modo determinante sulla qualità del prodotto finale.

A tal proposito, la normativa in materia contiene precise indicazioni nell’affermare che l’etichettatura, così come la presentazione e la pubblicità dei prodotti alimentari, non deve indurre in errore l’acquirente sulle caratteristiche del prodotto e, specificamente, sulla natura, sulla identità, sulla qualità, sulla composizione, sul luogo di origine o di provenienza, nonché sul modo di ottenimento o di fabbricazione del prodotto stesso (art. 2 d. lgs. n. 109/1992).

Inoltre, tra le indicazioni che devono essere obbligatoriamente presenti sulle etichette dei prodotti alimentari devono figurare la sede o del fabbricante o del confezionatore, la sede dello stabilimento di produzione o di confezionamento e il luogo di origine o provenienza nel caso in cui l’omissione possa indurre in errore l’acquirente circa l’origine o provenienza del prodotto (art. 3 d. lgs. n. 109/1992).

Ad ogni modo, al di là dell’obbligatorietà o meno di un’indicazione riportata in etichetta, è chiaro che ogni informazione posta sulla confezione deve essere veritiera e non può, contenere indicazioni fuorvianti sull’origine o provenienza del prodotto.

La decisione della Cassazione incentiva un maggiore controllo dei prodotti alimentari ancor prima di essere immessi sul mercato per la vendita, in quanto ai fini della configurazione dell’illecito non è stata ritenuta necessaria la sussistenza di qualche forma di contrattazione finalizzata alla vendita dell’olio, ma è stata ritenuta sufficiente la mera detenzione in magazzino di merce non rispondente a quella dichiarata per origine, provenienza e qualità, ritenendo certa la successiva immissione nella rete distributiva di tali prodotti.